04/04/2018

Transumanza: l’antica tradizione candidata patrimonio dell’ umanità Unesco

La Transumanza, antica pratica di allevamento preservata dalle comunità dei territori rurali, è candidata a diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco. La richiesta è stata presentata ufficialmente a Parigi dall’Italia, Paese capofila insieme alla Grecia e all’Austria. A farlo sapere è il Ministero delle Politiche Agricole, che ha coordinato la redazione del dossier di candidatura, informando che è stato formalmente avviato il processo di valutazione internazionale che porterà alla decisione da parte del Comitato di governo dell’Unesco nel novembre 2019. Ettore Rio, allevatore custode della pecora Cornigliese, conosce bene la transumanza. <<Quando scendo dai pascoli, spostandomi da un luogo all’altro attorno a me si raccolgono bambini che si fermano, vogliono capire come faccio a fare questo mestiere, vogliono conoscere il mio mondo>>. Il mestiere di Ettore Rio è uno dei più antichi del mondo: il pastore. Ma Rio non è un pastore comune: è un appassionato, tenace, visionario “allevatore custode” della pecora Cornigliese, antica razza originaria dell’Alto Appennino Emiliano, attualmente diffusa anche in altre province della regione, seppure in modo più limitato. Oggi in provincia di Parma si contano circa settecento capi di questa pecora che ha triplice attitudine (da latte, per pecorini e caci misti, da lana, un tempo per i materassi, e da carne), che abita i pendii delle montagne più alte del Parmense e che viene allevata da chi, ancora oggi, nutre una grande passione per il proprio duro mestiere. <<Possiedo – spiega Rio – un gregge transumante di duecentotrenta esemplari; in estate mi sposto nelle zone più alte della provincia (come Monchio, Schia e Lagrimone) per poi scendere, quando fa freddo, in pascoli più accessibili e riparati come a Barbiano, dove ho un ricovero, in stalla>>. A Monchio ci sono tre allevatori, ma è Ettore Rio l’unico ad avere un grande gregge. Un grande gregge di pecore di grande pezzatura che sono senza corna, hanno orecchie lunghe, larghe e pendenti e diverse macchie nere sulla testa e sugli arti. La razza è longeva e prolifica grazie a frequenti parti gemellari. La carne è saporita ma delicatamente aromatica, con gentili note erbacee e di bosco: è adatta sia per ricette della tradizione sia per piatti creativi (squisita e fine anche cruda, in tartara). Inoltre è una carne di alta qualità (ottima fonte proteica) e sicura: le pecore si cibano solo di erba.