21/09/2017

L’incredibile viaggio tra storie e prodotti

Rural Festival, Gaiole in Chianti – Prima di tutto c’è la passione, quella che guida scelte controcorrente, dettate esclusivamente dal cuore. Poi c’è lo stupore di scoprire storie meravigliose di impegno e determinazione. Di seguito arrivano il mercato e l’elogio pubblico. Eccoli i prodotti della terra e le razze animali in via di estinzione riscoperti e salvati da un’ineluttabile fine. Il Rural Festival migra in Toscana (due giorni ricchi di eventi lo scorso weekend) ed è un altro successo annunciato. La manifestazione di Rivalta di Lesignano dedicata alla biodiversità agricola «bissa» il boom di pubblico grazie alla formula collaudata: promuovere prodotti antichi, riportati alla vita solo per amore, in uno straordinario mercato che non ha eguali. Punto di forza: la ricerca rigorosa del legame con il territorio e l’ineguagliabile qualità rigorosamente selezionata dall’agronomo Mauro Carboni e dall’esperto di biodiversità animale Alessio Zanon. Una quarantina gli espositori. Piccoli produttori a capo di aziende agricole che sono fiori all’occhiello della biodiversità. Ci sono tanti parmigiani, insieme ai produttori toscani, nel mercato allestito nella via principale del grazioso paese di Gaiole in Chianti. Bis di successo La famiglia Rural si ricompone dunque per la seconda volta quest’anno – a inizio settembre l’appuntamento è stato come sempre a Rivalta – al fine di proporre ai consumatori prodotti diversi, legati a una tradizione lontana, quasi dimenticati. Una vera festa, con i sindaci dei territori coinvolti – Michele Pescini di Gaiole, Giorgio Cavatorta di Lesignano, Simone Dall’Orto di Traversetolo – in prima linea, come segno di riconoscimento nei confronti degli organizzatori. Curiosità e ammirazione I visitatori si informano, assaggiano, provano l’emozione di gusti inconsueti a cui serve riabituarsi. C’è la Marocca di Casola, pane a base di farina di grano del Miracolo, patata Quarantina, farina di castagne lunigianesi, riproposta da Fabio Bertolucci, intraprendente giovane fornaio della Lunigiana che ha dedicato anni a un progetto ritenuto folle dai più, ma di cui oggi va orgoglioso. C’è chi ricava dalle erbe aromatiche dei nostri monti deliziose salse, chi ha riscoperto grani antichi, chi lavora l’uva secondo antiche usanze e ripropone il Sangiovese in purezza dentro fiaschi all’antica maniera toscana, chi tutela le varietà di zucca Violina e Cappello da prete. In un infinito profluvio di sapori e profumi ci sono il grano del Miracolo con le sue spighe enormi, l’orzo Leonessa, i ceci Rosa, le pere limone (care a Maria Luigia), i fagioli Zolfino, solo per citarne alcuni. Tra i prodotti la marmellata di uva Termarina, la mostarda di Cotogna (a forma di mela o di pera), il Pioniere, formaggio ricreato sulle orme dell’antico Parmigiano- Reggiano quando la crosta era nera, il pane Intrigo ottenuto con l’utilizzo di storici cereali che gli conferiscono le sembianze di una ciambella. Vanno a ruba gli assaggi di salumi di Cinta Senese e maiale nero di Parma proposti negli stand delle ditte di Mauro Ziveri (Rosa dell’Angelo di Traversetolo e Cipressi in Chianti di Radda). Mecenate discreto, ideatore lungimirante e promotore dell’iniziativa, Ziveri concentra energie e impegno nell’allevamento e nella salvaguardia di razze animali in via di estinzione, dalle vacche ai maiali. Riuscito nell’impresa di ripopolare la stirpe della bianca Valpadana, della grigia dell’Appenino, della Bardigiana e della Ottonese, ha deciso di dedicarsi all’allevamento, oltre che di maiale nero della nostra zona, della Cinta Senese, i cui capi vengono cresciuti in libertà in una ghiandaia di Vertine. Non minoritario l’obiettivo di riportare in uso le varietà nostrane di pomodori, il rosso Riccio di Parma in primis e il Lampadino, giallo come l’oro. adulti. L’invenzione è di Giuseppe Borghi, l’uomo che parla con gli asini, amici fedeli di una vita, allevati nell’azienda di Quattro Castella nel Reggiano. Affascina la storia di Annalisa Casali e Veronica Matonti, appassionate apicultrici che vendono miele biologico e promuovono la conoscenza del mondo delle api attraverso il progetto «Bzz». Ma gli esempi e le storie sono molti di più. La famiglia Rural è grande, ormai. E destinata a crescere ancora.

Ringraziamo la Sig.ra Katia Golini per il bellissimo articolo.