04/09/2017

Due splendide giornate di Rural Festival

Anche l’edizione 2017, così come le precedenti tre, ha mantenuto le promesse dichiarate: presentare un’ampia gamma di prodotti afferenti alla biodiversità agricola e dar spazio agli artigiani, allevatori e agricoltori , le cui attività sono disseminate lungo l’Appennino Tosco-Emiliano, che custodiscono e tutelano antiche cultivar vegetali e antiche razze animali un tempo diffuse nei nostri territori. Per contorno – si fa per dire – una serie di trattori d’epoca ancora in grado di ruggire, pezzi unici che hanno forgiato i campi italici sin dagli anni Venti. Un’opera, strenua e quotidiana, quella intrapresa da questi uomini e da queste donne che, di generazione in generazione, dedicano se stessi a portar avanti l’azienda di famiglia nel segno della continuità col passato ma anche nel segno del forte cambiamento, se pensiamo all’omologazione che il vivere odierno sta sempre più imponendo. Non è solo questione di salvaguardare a prescindere la biodiversità, ma si tratta di un discorso più sostanzioso: va detto che i prodotti, frutto di cultivar e razze antiche e della lavorazione attenta e rigorosa degli artigiani legati alla rete Rural, sono buoni non solo dal punto di vista etico (il benessere degli animali è fondamentale alla pari del rispetto della natura e delle stagioni), ma sono anche buoni dal punto di vista del gusto, hanno sapori unici e qualità organolettiche che ne evidenziano le peculiarità. Un esempio per tutti? I formaggi realizzati con latte crudo di vacche antiche come la Grigia dell’Appennino la Bardigiana e la Bianca Val Padana: stagionati in grotta per lo stesso periodo mostrano anime differenti e ben definite. Alla texture più pastosa del formaggio di Bardigiana e di quello di Bianca, con sapore di latte ben in evidenza e un carattere delicato, si oppone il gusto deciso, sapido con tocco piccantino del cacio di Grigia dell’Appennino dalla consistenza più compatta. Uno meglio dell’altro? Meglio dire: ciascuno con la propria personalità. Incredibile, eppure lapalissiano, in questi casi, come non si possa parlare di “latte”, in termini generici, ma si debba ammettere che questo alimento sia una materia prima che varia di razza in razza. Merito del sapere e dell’esperienza dell’allevatore, riuscire a estrarre da ciascuna tipologia tutte le sfumature organolettiche di cui è dotata. Lo stesso si può dire per i formaggi ricavati dalla pecora Massese e da quelle Garfagnine. Ognuno ha un’impronta ad hoc. E nel variegato mercato del Rural Festival, il piccolo angolo dedicato ai produttori toscani, è stato davvero illuminante: a disposizione dei numerosi visitatori, che hanno puresfidato la pioggia del sabato, i pici fatti con antichi grani, le carni di maiali di cinta senese, i ceci rosa, i fagioli zolfini e i fagioli cocco, caci rari come quelli appunto delle pecore massesi. Un invito ad aprire gli orizzonti del gusto recuperando al contempo quelli a disposizione dei nonni, un’occasione che con grande naturalezza hanno colto i bambini in primis. Ecco che ha fatto un frugoletto di nove anni al massimo, con uno spicchietto di pecorino di Pecora Massese preso al volo dal banco, alle parole della produttrice che lo avvertiva:<<Caro, quello è molto stagionato, ha un sapore forte>>. Serafico, il bimbo lo ha assaggiato e ha replicato: <<Ma è buono!>>. Una boccata d’aria fresca, un punto per il futuro segnato da Rural Festival che già nel fine settimana del 16 e 17 settembre sarà protagonista a Gaiole in Chianti per una seconda avvincente puntata.