19/02/2018

La Canapa raccontata dalla signora Franca

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“La canapa, amica di sempre, è vita, speriamo l’uomo se ne renda conto”, ripete spesso la signora Franca Rossi di Felino (Parma), una donna straordinaria nella sua semplicità, con un immenso bagaglio di conoscenze legate alla vita nei campi. Già, perché la canapa, che lei ha conosciuto fin da piccolissima, è davvero versatile, sostenibile e praticamente indistruttibile.
Ci accoglie nella sua casa calda e ospitale, un piccolo scrigno rivestito di legno dove raccontarsi in libertà, al centro una stufa sempre accesa per scaldare e cucinare facendo economia domestica, come dice lei. Tutt’attorno un grande giardino dove ci sono alberi, arbusti e fiori di ogni specie, spesso introvabili. Come amiche e guardiane, alcune oche, su tutte Giovanna, che da 33 anni le fa compagnia. “La terra mi ha insegnato a vivere. Nasco da una famiglia di contadini, ma ho lavorato trent’anni come tecnico di laboratorio per le analisi del sangue, con sempre un piede fuori dalla porta e gli occhi fuori dalla finestra.” Il mondo di Franca – signora della canapa – è fatto di piccole cose che racchiudono un grande amore per la terra, la natura e soprattutto per la canapa: “è un’amica viva, unica e generosa, osservarla è stata sempre la mia passione. Fino al 1946 l’ho vista crescere a casa mia”, racconta “ed ora è tornata a casa, grazie Mauro Ziveri!” afferma parlando del vecchio canapaio ripristinato nell’area protetta di Rivalta, dove lo scorso settembre Franca “ha abitato” nelle giornate del Rural Festival Emilia, immersa nel fresco della canapa sativa ondeggiante al vento, un antico telaio dell’Ottocento, gomitoli di canapa e tanti manufatti. “Rivalta è magica – afferma -, è un mistero fatto di acque e calanchi, dove il vento si diverte con il falco pellegrino, dove la pernice rossa nasconde i suoi piccoli, dove le ginestre catturano il giallo del sole. In quel posto magico per due giorni ho vissuto senza paure né del presente né del futuro. Bisognerebbe seminare tanta canapa, la terra ne sarebbe felicissima e anche gli animali selvatici. Un campo di canapa assomiglia a un bosco che però cresce in fretta, in poco tempo dalla semina e a settembre è in piena fioritura. Nel territorio di Torre e Rivalta passeggiando si possono trovare in buona compagnia canapa selvatica, cicorie, ortiche, piantaggine, rucola, aglio selvatico, gramigna, e spinacio di collina.” E qui Franca è tornata a ricordi di bambina. Viveva lì vicino, in una casa molto isolata a Torre di Traversetolo, dove fin da piccola ha imparato a conoscere la canapa, abitante di quelle colline. “I miei ricordi cominciano a 5 anni -precisa lei – durante la Seconda Guerra, il rifugio oltre la cantina, la mamma filava anche là sotto. Compagno di giochi era mio nonno Lazzaro Rossi che mi insegnò tante cose e soprattutto mi parlò della canapa. Mi insegnava a fare le borse, a tagliare pezzi di tela di canapa da mettere intorno ai tappi di tini, barili e damigiane di vino e aceto. I quadrati più grandi servivano dopo la macellazione del maiale, quando i pezzi di carne erano avvolti nei teli di canapa e poi sistemati nella neve per la conservazione. Sfoglia, tortelli, selvaggina, erano tutti protetti da teli di canapa. Era utilizzata per teli filtranti, sacchetti per cuocere il cotechino o nel ripieno da aggiungere a metà cottura nel buon bollito di manzo, maiale e zampe di gallina. La tela di canapa portava solo bene al brodo, si aggiungeva anche un pezzetto del suo stelo, mia mamma faceva sempre così. La canapa è utilissima anche nella preparazione di ricette, soprattutto a base di carne di maiale. Canapa, calore, mele e pere cotogne: solo loro sanno cucinare il maiale – assicura Franca -. Fiori di canapa e di erba medica sono la base per una ricetta rustica di piedi di maiale con qualche cotica. In cucina è buona anche nel pane, nei biscotti, la farina di semi di canapa macinata a pietra e abbrustolita è un sogno: si sposa bene con la farina del Miracolo e con la farina di ceci o del granoturco veneto bianco. L’olio di semi di canapa tenuto con i fiori di iperico o mescolato a quelli di lino sono il vecchio medico di famiglia. Perché l’adoro? – continua Franca- Perché si presta a essere utilizzata ovunque: è immortale, può vivere con poca acqua, quella delle rugiade. Mio nonno mi raccontava che la più brutta, la più scura, serviva per le funi da attaccare ai secchi dei pozzi. Le funi servivano anche per i gioghi dei buoi e per il cordame delle navi. Tanta canapa era venduta senza filarla: nelle filande di allora si utilizzava per barche, tiranti per scale, per miniere (anche abiti per minatori) e per tutti i mezzi pesanti di allora. La canapa al grezzo veniva comprata per fare la carta. Canapa è uguale anche a tela per i pittori, divise per soldati, fasce per bambini, per ospedali, vele per navi e scarpe stupende, lenzuola, federe e tovaglie: con lei si faceva e si può fare di tutto anche oggi. La tela di canapa è fresca ma è anche calda, ti evita malattie della pelle, il suo profumo è indefinito, irraggiungibile ed eterno. La canapa in gomitoli, matasse e teli non si sgualcisce mai: ama il lavaggio con acqua e un sapone vecchio, ama i bucati nel bigoncio di legno, si può tingere a filo con erbe tintorie: quercia, ortica, carbone, ruggine di ferro.” Franca adora tingere la canapa filata con il mallo di noce, con foglie di quercia, vino, con l’uva Lancellotta (o Ancellotta). E a primavera con tanti papaveri si ottengono colori bellissimi mai uguali da un bagno all’altro. “Mio nonno aveva un telaio strano – conclude -, l’aveva fatto lui, tesseva tela per sacchi di farina e di frumento e vestiva sempre con la canapa. Anche io l’ho scelta per vestire, mangiare, dormire e pensare. La terra ama la canapa, ne riceve tanti benefici, le fonti la ringraziano perché beve il giusto, il cielo la ama perché lei raccoglie tutte le sue rugiade. La canapa è oro profumato, è aria e terra pulita, è telaio, è sogni, è gioventù, è futuro. Ho avuto la fortuna di rivivere la parte migliore di me, grazie di cuore Mauro!” Franca lancia un messaggio forte, di speranza per il futuro, che va di pari passo al progetto Rural: tornare al passato, in questo caso alla canapa, riscoprendo le nostre radici e le coltivazioni locali per un futuro più sostenibile, portando avanti i principi della biodiversità.