30/05/2017

Preziosa come la Grigia dell’ Appennino

La vacca Grigia dell’Appennino è conosciuta anche come Garfagnina, Langhiranese Grigia, Nostrana, Modenese di monte, Montanara. Si tratta di una antica razza dal mantello grigio, introdotta dalle steppe russe e dalla Podolia durante le invasioni barbariche, e in seguito insediatasi sull’arco appenninico. L’area tradizionale di questa razza comprendeva la provincia di Lucca e tutta la Garfagnana ed era diffusa nell’ Appennino parmense, reggiano e modenese. Degli oltre 22500 capi del 1950 oggi non restano che poco più di 100, in continua diminuzione nonostante gli sforzi di salvaguardia. Questa razza veniva allevata secondo il sistema transumante salendo durante l’estate verso i pascoli più alti e scendendo a valle nei rigidi inverni. Nei periodi di forte siccità si usava alimentare questi animali con frasche di bosco e fogliame raccolto dalle siepi campestri: con il latte che se ne ricavava si produceva un formaggio direttamente sui pascoli che veniva venduto fresco o stagionato. La Grigia dell’Appenino era impiegata anche per piccole arature di vigneti e nel tiro di carri agricoli. Come per altre razze, solo dopo una lunga vita produttiva in azienda, si pensava alla produzione della carne. Ma com’è il latte di vacca Grigia? E’ caratterizzato da colore bianco, è sapido e digeribile e se ne ricava una ricotta eccellente per gusto e consistenza. Una particolarità tipica dei vitelli della Grigia dell’Appennino? Come in altre razze podoliche, i vitelli nascono con il tipico colore marrone che gradualmente vira al grigio-ferro dopo i 6 mesi di vita. Alessio Zanon, medico veterinario ed esperto di biodiversità animale, da tempo si interessa di razze autoctone a rischio di estinzione, seguendo in prima persona il lavoro di recupero di queste varietà antiche.