01/08/2017

Bentornata Canapa!

E’ una pianta meravigliosa, utile per produrre fibre, tessuti, mattoni, carta, semi e olio alimentare salutare ma soprattutto per bonificare i terreni perché assorbe i metalli pesanti. Una vera a propria pianta delle meraviglie di cui non si butta via nulla. Stiamo parlando della canapa Sativa, una coltura fondamentale nei tempi passati: resistente, ecologica, eterna, è una antica pianta di almeno 8000 anni.  Nella Pianura Padana veniva coltivata per la fibra tessile già in epoca romana e fino agli anni Cinquanta del Novecento, poi dismessa perché non più conveniente rispetto a cotone e fibre sintetiche e per la fatica richiesta dalla sua coltivazione e lavorazione. Ma la canapa è campionessa indiscussa di armonia naturale. Scopriamo le sue caratteristiche: è una pianta facile da coltivare, forte e che rende moltissimo. E’ la coltivazione con il più basso impatto ambientale grazie alla sua crescita rapida, il basso consumo di acqua e i rari attacchi parassitari. Non necessita di frequenti concimazioni (preferibilmente organiche), quindi ha bassissimo impatto energetico ed è adatta per l’agricoltura biologica. Può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno e nelle rotazioni agricole migliora le rese delle altre colture per il suo apparato radicale profondo e per l’accumulo di carbonio nel suolo. Ma ciò che la rende amica dell’ambiente è la sua capacità di sintesi del carbonio, grazie alla quale può contribuire attivamente alla riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Inoltre contribuisce a migliorare la fertilità del terreno e ha un controllo totale sulle erbe infestanti senza bisogno di trattamenti. Ha poi un’alta qualità delle fibre: è totalmente antibatterica e antifungina, ha eccellenti capacità di assorbimento dell’umidità quindi fa sudare di meno di altre fibre, è isolante (crea un microclima corporeo) rendendola fresca d’estate e calda in inverno, è traspirante quanto il lino, è resistente a strappi e usura, è resistente ai raggi ultravioletti (quindi non sbiadisce) e migliora con l’utilizzo, infatti più viene lavata, più si ammorbidisce. Che dire? Prendetevi il tempo per cercare qualche capo di canapa, ne guadagnerete voi e l’ambiente!

Come si arriva al tessile partendo dalla materia prima? Solitamente la canapa viene seminata tra marzo e aprile e poi raccolta in settembre. Ecco i passaggi del suo processo produttivo:

  • macerazione: separa la fibra (detta tiglio e contenuta nella corteccia della pianta) dal canapulo, il nucleo legnoso interno allo stelo della pianta. Serve a lavare la pianta da quelle colle naturali che cementano la fibra alla parte legnosa e un tempo veniva effettuata in acqua con un procedimento lungo e complesso (l’antico Canapaio di Rivalta ospitava questa operazione). Oggi, siccome i macchinari moderni fanno fatica a separare la fibra dalla parte legnosa, spesso questa prima trasformazione non viene effettuata (le fibre conservano così una percentuale più alta di canapulo) e si passa direttamente alla successiva:
  • stigliatura: si tratta del processo principale dal quale si ottengono i vari prodotti poi utilizzati nei differenti ambiti, serve a liberare le fibre della canapa dalla parte legnosa degli steli. La stigliatura, realizzata con macchinari complessi, si divide in tre operazioni successive: la scavezzatura, per operare una prima spezzettatura degli steli legnosi; la maciullatura, per ridurre a piccoli pezzi le parti legnose e la scotolatura, per separare le fibre dalle parti legnose. Le fibre più lunghe, ottenute con la scotolatura, una volta pettinate, sono impiegate esclusivamente nell’industria tessile, le fibre corte sono usate nella manifattura di vari prodotti industriali, di materiali per edilizia fino alla carta. Il canapulo viene utilizzato come lettiera zootecnica e come materia cellulosica in compositi di vario tipo.
  • filatura e tessitura: le fibre a questo punto, come per lino, cotone e lana, vengono pettinate, quindi filate per ottenere il filo di canapa in rocca. Se si desidera tingere il filo, la rocca viene mandata in tintoria dove il filo viene tinto. Per la canapa si suggerisce la tintura a filo per garantire una maggior durata del colore. Quindi si passa alla tessitura a telaio, che produce il tessuto a seconda delle caratteristiche desiderate.
  • finissaggio: una volta ottenuto il tessuto, viene “finissato”, cioè vengono effettuate lavorazioni ulteriori per adattarlo allo scopo che si desidera. Se il tessuto è per un certo tipo di abbigliamento ad esempio, può essere ammorbidito meccanicamente, ovvero attraverso una macchina viene “tagliato” in certi punti della fibra per creare quella peluria necessaria a renderlo più morbido.
  • taglio e confezione: una volta realizzato il tessuto viene diviso in rotoli, quindi tagliato nei pezzi che andranno a formare il modello del prodotto.

 

Il progetto di recupero della Canapa, per scopi tessili, è sviluppato nell’area protetta Rural da ‘Opera Campi’, giovane realtà parmigiana che si impegna a sostenere e lavorare questa pianta per la produzione di tessuti.