06/05/2016

FRATELLI BERGAMASCHI

FORTANA DEL TARO

festival-bergamaschi

La Fortana del Taro è un antico vitigno autoctono della Bassa parmense presente già dal ‘400.
0524.90132
cantinebergamaschi@fortanadeltaro.it
www.fortanadeltaro.it

Percorrendo la strada che s’infila nella Bassa parmense, tra la via Emilia e il Po, si arriva a Samboseto, a qualche chilometro da Busseto. E’ qui che i tre fratelli Bergamaschi hanno impiantato nel podere di famiglia una vigna di Fortana, fiore all’occhiello dell’azienda, da cui si ottiene un vino a produzione limitata e circoscritta. Mai assaggiata l’uva Fortana? Gli acini sono grossi e tondi dalla buccia spessa e consistente di colore blu-violaceo, con un grappolo abbastanza compatto. La vendemmia avviene verso fine settembre e i primi di ottobre manualmente. “Riusciamo ad avere una buona produzione – raccontano – che conta circa 50-60 mila bottiglie l’anno, per noi una bella soddisfazione”. E’ questo, certamente, il più antico e tradizionale tra i vini della pianura, un vino moderno, di un bel colore rosso, facile da bere: dal basso contenuto zuccherino, moderatamente alcolico (al massimo 8 gradi), fresco e frizzante, dal fruttato caratteristico, che presenta una certa amabilità anche nel gusto. Astringente data l’elevata acidità, è ricco di polifenoli, combatte i grassi ed è quindi ottimo per accompagnare i salumi nati sotto il suo stesso tetto, come la Spalla Cotta di San Secondo e il Culatello di Zibello: suoi noti estimatori Giuseppe Verdi e Giovannino Guareschi, l’autore di Don Camillo. La “Fortana del Taro”, così chiamata dal nome del fiume che attraversa parte della Bassa prima di tuffarsi nel Po, protetta dall’Indicazione Geografica Tipica, è un antico vitigno autoctono che sembra venisse coltivato in questa zona già dal Quattrocento. Forte e vigoroso, il vitigno venne chiamato così probabilmente per la “forza” e vigoria della vite oltre che per la sua naturale predisposizione a preferire terreni forti e argillosi, in una zona dal clima prevalentemente umido: rigido in inverno e caldo d’estate. Il nome sembra derivare da “fruttana” (che porta tanto frutto) e proprio per la produzione generosa un tempo era conosciuta anche come “Uva d’oro”, perché la rendeva preziosa come l’oro. Questo termine qualcuno lo fa risalire alla probabile regione d’origine – la Cote d’Or, Borgogna. Si racconta infatti che la duchessa Renata di Francia, moglie del Duca d’Ercole II d’Este di Ferrara, portò in dote alcune piante di questo vitigno, noto oggi come Fortana del Bosco Eliceo o Uva d’oro. Negli anni Cinquanta, quando è avvenuta la meccanizzazione dell’agricoltura, questi vitigni vennero estirpati per ragioni di spazio rischiando così di scomparire ed è grazie a figure appassionate come i Bergamaschi, che si tramandano questa passione da generazioni, che oggi possiamo avere un vino da vitigno autoctono, dalle grandi potenzialità, espressione identificativa di un territorio, che si riappropria di una realtà in via di rivalutazione.