06/05/2016

ANDREA ARTONI

ASSOCIAZIONE PRUGNA ZUCCHELLA

festival-prugna

Associazione per la salvaguardia della tipicità di questo antico frutto di origine emiliana, ideale per confetture.
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E’ una prugna piccola e soda, di forma allungata, con buccia di colore viola-rossastro ricoperta da un velo biancastro protettivo e polpa giallo-ambrato. Molto succosa, il suo nome deriva infatti da questa sua caratteristica: “sughella”, sugosa. Si raccoglie tra luglio e agosto e si può consumare fresca o trasformata in marmellata. Un tempo in molte famiglie era tradizione realizzare una marmellata casalinga succulenta, perfetta come ripieno per le classiche crostate. La pianta è stata a rischio di estinzione perché principalmente veniva usata come sostegno della vite e con il ridursi dei vigneti si è ridotta anche la sua coltivazione. Le prime testimonianze storiche della Zucchella furono presenti già nel ‘700. Gli anziani agricoltori raccontano che la Zucchella venne utilizzata anche per la produzione della grappa.Essendo tuttavia una pianta particolarmente rustica e produttiva, è stata ultimamente rivalorizzata e ha trovato la sua ottimale area di coltivazione nella zona di Brescello a Reggio. La terra qui sembra sia ricca di ferro e di elementi che conferiscono ai suoi frutti una eccezionale dolcezza naturale. “Uno dei miei primi ricordi di bambino – racconta Andrea Artoni, vice presidente dell’Associazione per la valorizzazione della prugna Zucchella di Lentigione – è che mi svegliavo nei pomeriggi d’estate all’ombra dei filari di frutta. A casa nostra coltiviamo prugne Zucchelle da generazioni: mio padre si rivolgeva al mercato all’ingrosso, io ho cercato di vendere direttamente al negozio e poi ho iniziato a commercializzare la marmellata. Fare la marmellata oggi è un lavoro e così noi dell’Associazione – circa una ventina – abbiamo pensato di produrla per tutti. Ci siamo fatti fare un protocollo di lavorazione da cui abbiamo ricavato la ricetta più semplice possibile: solo frutta e un poco di zucchero aggiunto, abbiamo poi individuato un laboratorio a conduzione famigliare sulle colline reggiane che ci realizza un prodotto buonissimo. L’idea è valorizzare la prugna che nasce in queste zone rese famose dai film di Peppone e Don Camillo.”